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AFFILIAZIONI

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Noi..

 

 

Le Scuba’s Angles sono un gruppo di ragazze innamorate del mare e della subacquea. Tra le proprie attività principali, lo svolgimento di corsi, uscite in mare, escursioni in barca, viaggi in Italia e all’estero, senza contare le innumerevoli iniziative aggregative. Amicizia, simpatia, disponibilità e serietà professionale fanno di questo mondo un ambiente molto piacevole!

Il nostro motto è NO DIVE NO PARTY!!

 

 

 

Farmaci

Domanda: E’ possibile ricevere la lista di tutti i medicinali incompatibili con la subacquea? Abbiamo notizia di farmaci come il Prozac e il Tofranil o i medicinali contro il mal di mare ma avrei bisogno di informazioni più dettagliate incluse le raccomandazioni per la subacquea tecnica circa l’esposizione ad elio, ossigeno e azoto per lungo tempo ovviamente rispettando le regole di decompressione.

RISPOSTA Da Alert Diver II/1999 - Farmaci e immersione. Di Bryan G. Levano I medicinali da banco sono un comune e facilmente disponibile rimedio per i piccoli malesseri che possono rovinare una vacanza di immersione. Questi farmaci sono considerati privi di importanti controindicazioni e pericoli per l’auto-trattamento, a breve termine, di piccole patologie. Considerando, però, la miriade di prodotti a disposizione, la scelta di quello più adatto può essere difficile. Per aumentare la confusione, in molti prodotti si trova una cominazione di due o più agenti terapeutici, come spesso capita nei prodotti contro raffreddore o allergia. I farmaci da banco che interessano comunemente i subacquei appartengono, generalmente, alle seguenti categorie: antiistaminici, decongestionanti, preparati per il mal di mare, analgesici e antiinfiammatori.

Antiistaminici Circa il 10-15 % della popolazione occidentale è sensibilizzata ad alcuni allergeni contenuti nell’aria, come polvere, pollini, muffe. Il risultato è una risposta esagerata del sistema immunitario, la reazione allergica, che si manifesta, comunemente, come rinite allergica, allergie stagionali, o febbre da fieno. Le cellule interessate sone le ‘mast cellule’, il principale serbatoio di istamina dell’organismo. Queste cellule abbondano nella pelle, nei bronchi e nella mucosa intestinale. Durante una reazione allergica, le ‘mast cellule’ rilasciano istamina ed altre sostanze, che, a loro volta, scatenano i sintomi tipici dell’allergia - rinite, starnuti, prurito, lacrimazione, tosse. Il trattamento consiste nell’uso di antiistaminici, farmaci che indeboliscono la risposta allergica, bloccando gli effetti dell’istamina. Questi possono essere usati sia prima, che durante la reazione allergica. Anche se sono, normalmente, efficaci, non sono senza possibili effetti collaterali negativi, i più comuni dei quali sono: sonnolenza, secchezza delle fauci e delle mucose, annebbiamento visivo, ritenzione urinaria e tachicardia. La sonnolenza, in particolare, dipende dall’azione di questi farmaci sul cervello e può essere aggravata, in immersione, dagli effetti narcotici tipici dell’azoto. Questo comporta un evidente rischio per il subacqueo in immersione. La reazione individuale a questi farmaci può variare: prima di utilizzare un farmaco nuovo e non conosciuto è importante provarlo in un ambiente dove eventuali effetti collaterali negativi non possano causare problemi. Un altro effetto collaterale fastidioso è la secchezza della fauci e delle mucose, che può essere peggiorato dalla respirazione attraverso l’erogatore subacqueo. Una buona idratazione prima dell’immersione può giovare. Succhiare caramelle dure fra le immersioni aumenta la salivazione e può alleviare il fastidio, mentre spray nasali salini aiuteranno a contrastare la secchezza delle mucose del naso. Negli ultimi 10 anni, sono comparsi sul mercato nuovi agenti antiistaminici non sedativi e ad azione prolungata. Questi farmaci, come la loratidina (Claritin), la cetirizina (Zyrtec), la fexofenadina (Allegra - USA), non sono, generalmente, in libera vendita. Alcuni preparati a base di cromolyn - sodio, che agiscono sulle ‘mast cellule’, pur non essendo antiistaminici, sono, invece, in libera vendita e possono essere utili. La loro azione è specifica ed impedisce il rilascio di istamina, senza gli effetti collaterali degli antiistaminici, ma questi farmaci devono essere assunti prima dello sviluppo della reazione allergica e sono inutili dopo l’esposizione all’allergene.

Decongestionanti - Congestione sinusale. I farmaci utili sono i cosiddetti ‘simapticomimetici’ che agiscono stimolando il rilascio di noradrenalina. Questa sostanza provoca la vasocostrizione dei vasi sanguigni del naso e riduce la congestione locale. Gli effetti collaterali più importanti sono l’aumento della frequenza cardiaca e quello della pressione arteriosa. Questi farmaci hanno, in genere, una durata d’azione breve - 4-6 ore - che può terminare durante un’immersione, provocando un effetto di ‘rimbalzo’, la ripresa repentina della congestione e la possibilità di barotraumi in risalita. Potrebbe essere più prudente scegliere farmaci con minori effetti sistemici ed optare per formulazioni del tipo spray nasale, che consentono anche di evitare l’eccitabilità e la tachicardia che, frequentemente, si associano all’uso di questi farmaci. Alcuni di questi spray nasali hanno durata di azione di 8-12 ore, ma non dovrebbero essere usati troppo frequentemente e per più di tre giorni di seguito. Sviluppano infatti un effetto particolare, chiamato tachifilassi (rapida resistenza al farmaco), che provoca la necessità di dosi sempre maggiori per ottenere il risultato desiderato. Una soluzione innocua può essere quella degli spray salini, che possono essere usati quando si vuole e non provocano tachifilassi. La Pseudoefedrina è una sostanza presente in molti comuni decongestionanti nasali in spray o gocce, frequentemente utilizzati dai subacquei. Studi recenti ne hanno evidenziato la notevole efficacia, quando viene assunta 30 minuti prima dell’immersione.

Preparati per il mal di mare. Sfortunatamente, il mal di mare, una volta iniziato, può difficilmente essere interrotto. Il farmaco deve, di norma, essere assunto prima di salire in barca. Tutti i preparati da banco sono derivati antiistaminici ed hanno gli effetti sedativi, potenzialmente rischiosi in immersione, di cui si è parlato prima. Molti sub conoscono bene i cerotti alla scopolamina (Transcop). Questi cerotti devono essere applicati almeno quattro ore prima di imbarcarsi, per avere una buona efficacia. I possibii effetti collaterali: sonnolenza e confusione mentale, anche se generalmente non molto evidenti, possono essere particolarmente importanti per un sub.

Transcop, di Edward D. Thalmann. La prassi della US Navy Experimental Diving Unit ( NEDU) , prima di approvare questo farmaco per un sub, è che questi debba indossare il cerotto per 24 ore, senza immergersi, per poi avere un colloquio con un ufficiale medico, per escludere ogni efetti colleterale indesiderato, prima dell’immersione. Una volta approvato, il cerotto deve essere posto in sede quattro ore prima di imbarcarsi, ma, in seguito, può essere usato anche durante le attività di immersione. L’unico problema è che, a volte, il cerotto si stacca e il distacco non viene notato fino a che non insorgono i sintomi di mal di mare. Prima di approvarne l’uso, la Marina ha completato uno studio nel quale alcuni sub, durante una immersione in saturazione a 18 metri per 5 giorni, hanno indossato il cerotto medicato o un placebo, senza essere a conoscenza della natura reale del farmaco contenuto nel cerotto indossato. I sub sono stati sottoposti a numerosi test psicometrici e psicomotori durante l’immersione, incluso l’obligo di annotare qualunque effetto strano o particolare. Non è stata riscontrata alcuna significativa differenza di performance fra i due gruppi e la conclusione dello studio è stata che una moderata esposizione a pressione non è in grado di aumentare la probabilità di effetti collaterali negativi in immersione. Vi sono, comunque, alcuni individui particolarmente sensibile alla scopolamina, per i quali il Transcop non è indicato. In tutti i casi è opportuno e consigliabile indossare il cerotto per almeno 24 ore, a secco ed in ambienti nei quali eventuali effetti negativi non siano rischiosi. Se tutto va bene, allora si potrà usare il cerotto anche in immersione. Trattamenti non farmacologici per il mal di mare.

Esistono anche trattamenti non farmacologici che hanno un discreto risultato, come i braccialetti Seaband o simili. Questi rimedi funzionano con il principio della acupressione, attraverso la stimolazione del punto Neiguan, situato tre dita sopra la piega del polso, sul lato palmare, fra i due tendini flessori centrali. I braccialetti elastici hanno un bottone plastico che comprime il punto Neiguan. In alcuni casi la stimolazione di questo punto di acupressione può arrestare la nausea anche dopo la sua insorgenza. Farmaci analgesici e anti infiammatori orali da banco. Questi farmaci sono divisi in tre grandi categorie, l’acetaminofen ed il paracetamolo, i salicilati ed i farmaci antiinfiammatori non steroidei (FANS). In caso di trauma o lesione, l’organismo produce le prostaglandine, sostanze attive, multifunzionali, che agiscono in tutto il corpo e sono i mediatori dell’infiammazione (gonfiore, rossore) e del dolore. I salicilati ed i FANS inibiscono la produzione di prostaglandine ed alleviano il dolore e l’infiammazione. Gli effetti collaterali più frequenti sono nausea e ulcerazioni gastro-intestinali. Dosi elevate di aspirina possono anche causare tinnito (fischio alle orecchie) e sanguinamento. A parte questi effetti collaterali, il motivo stesso per cui il farmaco viene assunto può essere la vera controindicazione all’immersione. Per di più, l’assunzione di farmaci con potere analgesico può mascherare un’eventuale Patologia Da Decompressione fino a diverse ore dopo l’emersione.

Fotosensibilizzazione da farmaci Molti non sanno che alcuni farmaci possono aumentare la sensibilità della pelle ai raggi ultravioletti A e B della luce solare e provocare fotoallegie e fototossicità. Si tratta di fotoallergia quando la luce solare altera la struttura del farmaco, in modo da stimolare una reazione cutanea allergica, che si può manifestare come un eczema e si può anche diffondere alle zone non esposte alla luce. Più comune è la fototossicità, che non è una reazione allergica, ma una situazione in cui il farmaco assorbe la radiazione ultravioletta e ne scarica l’energia nella cute, provocando danno cellulare locale. Entrambi i tipi di reazione possono aver luogo immediatamente o con ritardo. Come ci si può proteggere, se si è costretti ad assumere il farmaco fotosensibilizzante? Il consiglio migliore è di evitare o limitare l’esposizione al sole. Gli schermi solari possono dare una certa protezione, ma la maggior parte blocca solo gli ultravioletti B, mentre sono le radiazioni di tipo A quelle più frequentemente convolte nei fenomeni di fotosensibilizzazione. Il biossido di titanio è in grado di bloccare sia gli UVB che gli UVA, mentre sono da evitare gli schermi solari che contengono ingredienti quali: bergamotto, sandalo, benzofenoni, PABA, cinnamati, salicilati, antanilati, PSBA, mexenone e oxybenzone, sostanze che, esse stesse, possono provocare fotosensibilizzazione.

Additivi nutrizionali e prodotti naturali o omeopatici. Bisognerebbe prestare una certa attenzione a questi prodotti, toppo spesso considerati ‘naturali’ e, pertanto, non pericolosi. Le azioni e le interazioni fra queste sostanze sono spesso sconosciute, così come eventuali interazioni con altri farmaci ed il comportamento sotto pressione. Specie se la sostanza non è ancora ben nota a chi la usa, è sempre consigliabile una grande attenzione e la massima cautela.

Concludendo. Prima di usare un farmaco durante un’immersione, provatelo per familiarizzarvi con gli eventuali effetti collaterali indesiderati. Questo è particolarmente importante per quei farmaci che possono provocare sonnolenza. In caso di dubbio consultate il vostro medico o chiamate il DAN.

Da Alert Diver III/1999 - Depressione

Molte individui soffrono di periodi di depressione e tristezza dopo la perdita di persone care o episodi di stress e conflitti interpersonali. Ma sentirsi tristi e depressi e la reale "depressione" clinica non sono la stessa cosa: la depressione clinica viene definita come uno stato psicopatologico in cui predomina un costante disturbo dell'umore. I criteri diagnostici includono anche la presenza di almeno quattro dei seguenti sintomi, per un periodo di almeno due settimane consecutive:

  1. Perdita di appetito e di peso
  2. Insonnia o ipersonnia
  3. Agitazione psicomotoria o anormale lentezza ed impaccio
  4. Perdita di interesse e piacere per le attività usuali e perdita di libido
  5. Perdita di energia e facile stancabilità
  6. Senso di inutilità, perdita dell'autostima, non appropriato senso di colpa
  7. Diminuita capacità di pensare e concentrarsi
  8. Frequenti pensieri di morte, pensieri o tentativi di suicidio

La chiave per distinguere una depressione situazionale (transitoria, normale, giustificata) da una depressione clinica sta nella severità e nella durata della risposta depressiva e nel grado di impedimento funzionale. Stati depressivi importanti richiedono spesso farmaci antidepressivi. La psicoterapia è anche frequentemente usata nel trattamento, in combinazione, o meno, con i farmaci. Questi ultimi si dividono in diverse classi: inibitori selettivi della ri-captazione della serotonina, antidepressivi eterocliclici, inibitori delle mono-amino-ossidasi e stabilizzatori dell'umore, come il litio ed alcuni anti-convulsivanti. I farmaci antidepressivi possono provocare effetti collaterali, che possono avere serie conseguenza in ambiente subacqueo. Questi includono: nausea, secchezza delle fauci, ipotensione ortostatica (caduta della pressione quando ci si alza in piedi), sedazione, senso di vertigine, tachicardia, ansietà e visione offuscata. L'immersione è un'attività che richiede abilità psicomotorie simili a quelle necessarie per guidare l'automobile. Inoltre, richiede piena presenza e controllo, senza che la capacità di giudizio sia compromessa da pensieri auto-distruttivi o dagli effetti collaterali di farmaci che alterino le capacità cognitive e la funzione neuromuscolare. Forme di depressione lievi possono essere compatibili con l'immersione, non altrettanto casi seri e complicati da sintomi quali ansietà eccessiva, allucinazioni, paranoia, pensieri (o tentativi) di suicidio, umore costantemente depresso, alterazioni del sonno e dell'appetito, disperazione, eccessivi sensi di colpa. Dato che la depressione può notevolmente compromettere le funzioni cognitive, la concentrazione e la capacità di giudizio devono essere valutate attentamente. Occorre anche valutare quando i sintomi sono comparsi e con quale frequenza ricorrono. Si stima, infatti, che il 5-10% di chi ha sofferto di depressione grave siano soggetti ad ulteriori episodi maniaco-depressivi entro 6-10 anni. Se queste persone desiderano immergersi, la situazione sarà, naturalmente, diversa per uno cha abbia avuto un episodio depressivo molti anni prima, piuttosto che episodi frequenti ed ingravescenti di disturbi dell'umore. Una volta fatta la diagnosi ed iniziato il trattamento, il metodo di valutazione cambia: diventa più importante conoscere il tipo di trattamento e la risposta alla terapia. Chi risponde bene alla psicoterapia, può, molto verosimilmente, immergersi in sicurezza. In caso di terapia farmacologica, invece, devono essere considerati i seguenti punti:

  1. Diversi antidepressivi provocano sonnolenza, senso di vertigine, secchezza della bocca, stanchezza ed ipotensione. Tutti questi effetti possono essere pericolosi in immersione.
  2. Alcuni antidepressivi triciclici possono provocare aritmie cardiache, potenzialmente pericolose in immersione
  3. Un individuo che assume psicofarmaci e consuma alcolici va soggetto ad un potenziamento dell'effetto di entrambi. Si tratta di una combinazione pericolosa.
  4. A quale profondità massima immergersi? Quale potrà essere la risposta ad un'incipiente narcosi da azoto?
  5. Il buon senso nel decidere è basilare. La pratica medica corrente tende ad escludere chi soffre di depressione clinica attiva, in trattamento, ed anche chi abbia una storia di episodi depressivi ricorrenti. Nel dubbio un accertamento approfondito con un medico esperto in medicina subacquea potrà essere risolutivo.

Da Alert Diver IV/1999 - L'Ipertensione è uno dei problemi più frequenti. La pressione normale dovrebbe restare entro i valori di 140 di massima e 90 mm.Hg. di minima, in adulti normali. Le complicazioni principali dell'ipertensione possono essere a breve e a lungo termine. Le prime sono generalmente dovute a livelli pressori molto alti: la più significativa è l'ictus o l'emorragia cerebrale. Le seconde sono più comuni ed includono malattie coronariche, malattie renali, scompenso cardiaco, problemi oculari e malattie cerebro-vascolari. Se la pressione arteriosa viene tenuta sotto controllo, i problemi principali sono rappresentati dai possibili effetti collaterali dei farmaci usati. Se questi non sono importanti e non compromettono la performance in acqua, l'immersione non dovrebbe essere controindicata. Sono, comunque, necessari regolari controlli specialistici. Forme lievi di ipertensione possono essere controllate con la dieta e l'esercizio fisico, ma, quasi sempre, bisogna ricorrere ai farmaci. Ne esistono molti e di tipo diverso, con vari effetti collaterali. Alcuni individui devono cambiare tipi di farmaco fino a quando non viene trovato il farmaco o la combinazione di farmaci efficace. I farmaci beta-bloccanti provocano frequentemente una diminuzione della massima tolleranza allo sforzo e possono avere effetti negativi sulle vie aeree, anche se, normalmente, questi effetti collaterali non rappresentano un problema per il subacqueo medio.

Gli inibitori ACE (angiotensin converting enzyme) sono i farmaci da preferire per il trattamento dell'ipertensione nei subacquei: un possibile effetto collaterale è una tosse persistente. I farmaci bloccanti dei canali del Calcio sono un'altra possibilità, ma provocano frequenti vertigini ortostatiche (quando ci si alza in piedi). I diuretici sono anche farmaci molto usati, ma richiedono una grande attenzione nel mantenimento di un corretto equilibrio di liquidi e sali minerali. La maggioranza dei farmaci anti-ipertensivi sono compatibili con l'immersione, se gli effetti collaterali sono minimi e non compromettono la performance in acqua ed in assenza di complicazioni dell'ipertensione.

Da Alert Diver I/2000 - MEDLINE – Pseudoefedrina ed immersioni in Nitrox. Dr. E.D. Thalmann Nota: la pseudoefedrina è un decongestionante comunemente usato dai subacquei. Il DAN riceve molti quesiti a proposito della sicurezza dell’assunzione di questo farmaco durante l’immersione con Nitrox. Il quesito è spesso stimolato dall’aver sentito che alcune organizzazioni didattiche raccomandano di evitare questo farmaco se si usa nitrox. La prima domanda è: come è stata determinata l’associazione fra pseudoefedrina e tossicità neurologica da ossigeno (vedi anche Alert Diver 3/97). In effetti non ci sono pubblicazioni in merito; esiste solo un accenno al problema in un articolo di Tom Mount nel Giornale della IANTD (International Association of Nitrox and Trimix Divers) (Vol 92-1). In quest’articolo Mount cita diversi incidenti in cui si era anche avuto l’uso di decongestionanti:

Un sub che respirava una miscela "entro i limiti" di ossigeno è morto durante un immersione in grotta. Il sub aveva "elevati livelli" di pseudoefedrina nel sangue. Questo incidente avrebbe potuto essere effetto di una overdose, ma si sarebbe potuto trattare di convulsioni da ossigeno, come di altre condizioni patologiche estranee all’immersione. Non c’è informazione sufficiente.

  1. Un sub ha "pallonato" separandosi dai compagni, durante un’immersione in aria ed è stato poi trovato morto. Aveva avuto un comportamento simile anche un’altra volta. In entrambi i casi aveva assunto pseudoefedrina prima delle immersioni. L’incidente sembra comportare situazioni di ipereccitabilità, un noto effetto collaterale della pseudoefedrina ed anche un sintomo di tossicità da ossigeno.
  2. Un sub abituato ad immersioni profonde in aria è andato "quasi in coma" durante un’immersione. Quel giorno aveva assunto pseudoefedrina. Questo incidente comporta una depressione delle funzioni nervose, che non è un effetto collaterale della pseudoefedrina o della tossicità da ossigeno.
  3. Un sub in Trimix ha sentito che "se ne stava andando" ed ha interrotto l’immersione. Aveva assunto pseudoefedrina. Si potrebbe trattare di ipereccitabilità, un noto effetto collaterale della pseudoefedrina ed anche un sintomo di tossicità da ossigeno.
  4. Patti Mount si è sentita molto ansiosa ed apprensiva e faticava a mantenersi cosciente dopo l’assunzione del farmaco. Un incidente simile le era accaduto dopo aver assunto un farmaco antiistaminico per una puntura di medusa. Gli incidenti sono compatibili con depressione delle funzioni nervose, che non è un effetto della pseudoefedrina o dell’ossigeno, ma può essere collegato all’assunzione di antiistaminici, farmaci che dovrebbero essere evitati durante l’immersione. 6. Durante un’immersione del progetto Hydrolab negli anni 70, uno dei compagni di Mount assunse Actifed ( pseudoefedrina + antiistaminico) per un raffreddore e restò in coma per due giorni. Questo incidente non è collegabile a tossicità da ossigeno o agli effetti della pseudoefedrina. L’antiistaminico, comunque, può provocare un intorpidimento mentale "estremo", se assunto in dosi massicce. O quello stato potrebbe essere stato l’effetto della causa che aveva provocato il "raffreddore".
  5. Durante un’immersione poco profonda Mount avvertì sintomi di narcosi da azoto, non giustificati dalla miscela che stava usando. Aveva assunto pseudoefedrina. L’incidente è compatibile con depressione nervosa, che non è un effetto della pseudoefedrina o dalla tossicità da ossigeno.
  6. Mount riferisce che la Oceaneering International ha proibito l’uso della pseudoefedrina durante le immersioni lavorative da oltre 10 anni, a causa di "effetti indesiderati", ma senza altre informazioni.
  7. Un contatto australiano ha riferito a Mount di molti incidenti simili a quelli descritti sopra, ma senza maggiori informazioni.

Cosa si può concludere? Dal punto di vista farmacologico, la pseudoefedrina è un simpaticomimetico, i cui effetti principali sono la vasocostrizione delle mucose nasali e dei seni paranasali, con effetto decongestinante. Viene considerato un leggero stimolante delle funzioni nervose centrali ed i suoi effetti collaterali includono eccitabilità, capogiri, debolezza ed insonnia. Grandi dosi possono provocare effetti più gravi, fino al collasso cardiocircolatorio e le convulsioni. In realtà gli effetti collaterali sono rari, nelle persone sane e quando il farmaco viene usato secondo le istruzioni. Non si dovrebbe mai usare un farmaco per la prima volta subito prima di un’immersione, senza aver capito se lo si tollera normalmente in condizioni normali. Il punto, in ogni modo, è il seguente: gli incidenti riferiti da Mount sono collegabili all’uso di pseudoefedrina? I criteri da valutare sono cinque:

  1. associazione statistica,
  2. forza di questa associazione,
  3. sequenza temporale dell’associazione,
  4. costanza di risposta,
  5. plausibilità biologica.

Associazione statistica significa che gli effetti sono raramente osservati se non viene assunto il farmaco e che, se non viene fatta immersione, gli effetti sono ugualmente rari, anche con assunzione del farmaco. I casi riportati non offrono elementi di validazione in merito. Forza di associazione statistica significa che, quando viene assunto il farmaco, qualche forma di effetto collaterale accade con grande frequenza, cioè che l’incidenza degli effetti collaterali è alta. Dato che non sappiamo quanti individui assumono il farmaco prima dell’immersione, senza alcun effetto collaterale, non possiamo misurare l’incidenza. Sequenza temporale dell’associazione significa che gli effetti collaterali avvengono se il farmaco viene assunto prima di un’immersione e non se viene assunto dopo. Poiché si tratta di incidenti in cui il farmaco è stato sempre preso prima, questo criterio non è utilizzabile. Costanza di risposta significa che si osserva sempre lo stesso effetto quando il farmaco viene assunto, anche se l’incidenza è bassa. Questo non sembra applicabile ai casi riferiti. Plausibilità biologica significa che esistono meccanismi biologici identificabili attraverso i quali il farmaco provoca gli effetti indesiderati. In particolare, ci interessano quelli che potrebbero aumentare la suscettibilità alla tossicità da ossigeno. Qui esiste qualche prova. Nel 1962 il Dr. Peter Bennett pubblicò un articolo (Life Sciences; 12:721-727, 1962) sull’ipotesi che la tossicità da ossigeno e la narcosi da azoto fossero causate da meccanismi simili. Nel ratto, per esempio, i farmaci simpaticomimetici sembravano stimolare gli effetti neurotossici da ossigeno. Le conoscenze attuali dei meccanismi che provocano le convulsioni iperossiche giustificano che i farmaci simpaticomimetici, come la pseudoefedrina, possano aumentare la suscettibilità alla tossicità da ossigeno. E’ anche stato dimostrato che i farmaci che inibiscono la stimolazione simpatica sembrano ridurre l’incidenza delle convulsioni iperossiche, anche se non è stata fatta alcuna validazione di questi studi in vivo sull’uomo. Esiste, quindi, almeno una ragione teorica per cui si dovrebbe evitare l’uso di pseudoefedrina se ci si immerge usando miscele ad elevata pressione parziale di ossigeno. La conclusione? In sub sani e normali e con uso di aria compressa, l’uso occasionale del farmaco, alle dosi raccomandate, non dovrebbe presentare rischi significativi, in presenza di normale reazione e tolleranza individuale al farmaco stesso comprovata dall’uso precedente, non in immersione. L’assunzione costante e continuata ( giornaliera ) durante un periodo di immersioni, dovrebbe essere evitata ed è ragionevole evitare la pseudoefedrina in assoluto se si intende immergersi con miscele azoto – ossigeno a pressione parziale di ossigeno superiore a 1,4 ATA.

Domanda: Se possibile avrei bisogno di sapere se esistono problemi specifici relativi ai seguenti trattamenti: KESSAR ( trattamento di mantenimento dopo Kemioterapia) LITHIO e DEPAKIM ( sbalzi d'umore) DIURETICI Risposta: KESSAR ( trattamento di mantenimento dopo Kemioterapia) Valgono i concetto generali a riguardo della chemioterapia: tutto dipende da eventuali effetti collaterali. In assenza, l'immersione non è controindicata LITHIO e DEPAKIM ( sbalzi d'umore) Come tutti i farmaci neuroattivi, è necessaria cautela per evitare sinergie negative con l'immersione e l'aumento della pressione parziale di azoto. Se possibile, l'assunzione dei farmaci dovrebbe avvenire dopo l'immersione. E' importante limitare la profondità al fine di ridurre la possibilita di narcosi, che può essere facilitata dai farmaci ( non più di 20 - 25 metri ) DIURETICI I diuretici disidratano e la disidratazione è un fattore che favorisce la Patologia Da Decompressione. Se si assumono diuretici deve essere curata l'adeguata assunzione di liquidi. Il motivo per cui si assumono i diuretici può essere, di per sè, la controindicazione all'immersione. Domanda: Gradirei porgervi alcuni quesiti sull'uso dei seguenti farmaci: a.. antinfiammatori non steroidei (ad esempio a base di nimesulide, come l'Aulin) b.. Bimixin (infezioni intestinali) c.. antibiotici a largo spettro

Risposta: Nessuno di questi farmaci, di per sè, presenta controindicazioni specifiche per l'immersione. In linea generale, non è corretto rivolgere attenzione al farmaco, più che al motivo per cui viene assunto, che potrebbe rappresentare il vero ostacolo. Pochi farmaci presentano dirette controindicazioni all'immersione, specificamente quelli che hanno effetti sedativi e quelli che possono compromettere la risposta cardio-vascolare allo stress. Negli altri casi, deve essere sempre considerata, in via prioritaria, l'affezione che richiede il farmaco e solo poi, se questa è compatibile con l'immersione, il farmaco in sè.

Domanda: L'uso preliminare di un bloccante H2 (tipo Zantac - Ranidil ) o di un inibitore della pompa protonica (tipo Losec o Antra) diminuisce o annulla gli effetti del mal di mare senza alcuna ripercussione sul sistema (nervoso) centrale? L'impiego di farmaci prima dell'immersione è, generalmente, controindicato?

Risposta: I farmaci inibitori degli effetti dell'istamina, attraverso l'inibizione dei diversi recettori della stessa a livello degli organi, operano per inibizione dei recettori H1 e H2. I primi entrano in causa nel trattamento sintomatico di varie reazioni di ipersensibilità di tipo immediato; la loro utilità può essere attribuita all'antagonismo verso l'istamina liberata all'interno dell'organismo, come una delle sostanze autacoidi che partecipa all'induzione della reazione allergica. Le proprietà centrali di alcuni di questo composti terapeutici hanno anche altre e notevoli attività terapeutiche, in particolare contro le chinetosi ( mal di mare, auto, aereo ), in certi casi di vertigine, come antiemetici e per le loro proprietà sedative. Questo ultimo effetto li rende non sempre compatibili con l'immersione, in caso di mal di mare, per il quale, comunque, la scopolamina ( per via orale, parenterale o transdermica ) resta il farmaco di più sicura efficacia. ( Da notare anche la recente disponibilità sul mercato di un farmaco omeopatico - Cocculine - che pare avere notevoli effetti di prevenzione delle chinetosi e scarsi o nulli effetti sul sistema nervoso centrale). I bloccanti dei recettori H2, di contro, sono utilizzati principalmente in gastroenterologia, per la terapia di affezioni gastro-duodenali. La loro azione si esplica principalmente attraverso l'inibizione della secrezione di acido gastrico indotta dall'istamina e da altre sostanze agoniste H2, dagli agonisti muscarinici e dalla gastrina. Specie nei confronti dell'ipersecrezione indotta dall'istamina, l'azione di questi farmaci è potente e duratura. Questi farmaci - in specie la cimetidina, in grado minore la ranitidina (Zantac, Ranidil) - possono avere alcuni effetti collaterali, quali cefalea, senso di instabilità e barcollamento, malessere, dolori muscolari, nausea, diarrea, esantemi cutanei, prurito, perdita della libido ed impotenza. Alcuni di questi - instabilità, malessere generale, dolori muscolari, esantemi cutanei, prurito - potrebbero emulare una patologia decompressiva. I farmaci inibitori della pompa protonica agiscono per interazione con un enzima, la "H+, K+ -ATPasi", che regola gli scambi di ioni idrogeno con ioni potassio attraverso le cellule parietali dello stomaco. Questi farmaci, il cui precursore è l'omeprazolo (Losec, Antra) intervengono sulla tappa finale della produzione di acido gastrico, inibendone potentemente e per lungo tempo la secrezione, sia basale ( spontanea) che stimolata, fino al punto di ottenere una "anacidità" in vivo. Sono farmaci, generalmente, ben tollerati. La loro azione è estremamente prolungata, apparentemente per una particolare concentrazione del farmaco nelle cellule parietali stesse, con un'inibizione secretoria ed una significativa ipoacidità fino a due-tre giorni da una singola somministrazione. Ne è sconsigliata la somministrazione in età pediatrica e sono possibili reazioni di ipersensibilità verso componenti del farmaco o sostanze chimicamente correlate. L'azione di prevenzione delle chinetosi è teoricamente possibile, vista la potente inibizione dei meccanismi di secrezione di acido gastrico, attraverso una modalità del tutto locale e periferica, ma non è comprovata da studi controllati e non rientra fra gli usi e le indicazioni approvate di questi farmaci. Si tratta, in generale, di farmaci specifici e potenti, che necessitano di ricetta medica e devono essere assunti dietro indicazioni precise e non al di fuori del loro ambito terapeutico corretto; soprattutto non dovrebbero essere utilizzati dietro prescrizioni di tipo generico e mediante auto-somministrazione incontrollata. La somministrazione di farmaci - di qualsiasi tipo - prima dell'immersione deve essere sempre fatta con grande attenzione. E' sbagliato, in generale, pensare che il farmaco, in quanto tale, sia sempre incompatibile con l'immersione. Questo può non essere vero, per molti tipi di farmaco, mentre lo è per altri, specie quelli che compromettono il livello di attenzione e di autocontrollo o la risposta cardio-respiratoria allo stress. L'approccio corretto deve sempre prendere in considerazione il motivo per cui il farmaco viene assunto, come prima priorità di valutazione, e poi, se il motivo di assunzione del farmaco è compatibile con l'immersione, gli eventuali effetti collaterali del farmaco incompatibili con la sicurezza subacquea.

Domanda: Vorrei qualche notizia, se esiste, in merito all'assunzione del Rizatriptan, (contenuto ad esempio nel Rizaliv 10 della Neopharmed) in concomitanza con l'attività subacquea. La mia preoccupazione derivava dagli effetti collaterali indicati, quali: capogiro e sonnolenza principalmente, che comunque a me non si sono mai manifestati. Generalmente una sola compressa risolve la mia crisi emicranica, in tempi molto brevi, quali 1/2 ora, un ora massimo.

Risposta: Non sono note, o riportate in letteratura medica, interazioni negative fra questo farmaco e l'immersione. Vista la situazione, una volta scomparsa l'emicrania ed in assenza di altri sintomi residui (in altre parole se sta bene) non dovrebbero esservi significative controindicazioni. Domanda: Devo assumere per tre mesi per una cura ormonale i seguenti farmaci: PREMARIN 1 pastiglia da 0.625mg per 15 giorni DUFASTON 1 pastiglia da 10 mg per 10 giorni Posso continuare ad immergermi durante questo periodo? Risposta: La terapia ormonale ti tipo estrogenico è associata ad un aumento del rischio tromboembolico ed è, egneralmente, da considerare con una certa cautela, in considerazione dei possibili effetti sinergici negativi in presenza di emboli gassosi circolanti. Un approccio prudente, in questo caso, è di attendere il completamento della cura e la normalizzazione dei valori della coagulazione, ove fossero risultati alterati nel corso della terapia.

 

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